OPERE

2014 — Il mare secondo l’artista

Nella pittura di Sergio Brambillasca, il mare prende forma attraverso il rapporto tra luce, colore e materia. Le coste rocciose, le imbarcazioni e i riflessi sull’acqua non sono soltanto elementi del paesaggio, ma diventano parte di una costruzione pittorica nella quale il gesto e la superficie assumono un ruolo determinante.

Le grandi campiture azzurre si confrontano con la forza dei segni scuri, mentre le vele introducono contrasti cromatici che attraversano lo spazio della composizione. Accanto a questa ricerca sul colore, altre opere dello stesso periodo mostrano una pittura più essenziale, nella quale la materia e il segno prevalgono sulla definizione del soggetto.

Dal 15 al 30 novembre 2014, questa produzione viene presentata nella mostra «Il mare secondo l’artista», presso la Galleria d’arte Acerbi di Cremona. L’esposizione documenta un momento significativo del percorso di Brambillasca, nel quale il mare costituisce un territorio di ricerca pittorica destinato a proseguire anche negli anni successivi.

Riflessi, dipinto di Sergio Brambillasca, 2014
Riflessi — Sergio Brambillasca, 2014
Movimento, dipinto di Sergio Brambillasca, 2014
Movimento — Sergio Brambillasca, 2014
Documentazione della mostra Il mare secondo l'artista, Cremona, 2014
Documentazione della mostra — Galleria d’arte Acerbi, Cremona, 2014
Documentazione della mostra Il mare secondo l'artista, 2014
Documentazione della mostra — Cremona, 2014
Materiale documentario della mostra Il mare secondo l'artista, 2014
Archivio della mostra «Il mare secondo l’artista», 2014

2015 — Tra testi antichi e arte concettuale

Dal 7 al 23 febbraio 2015, Sergio Brambillasca presenta la propria pittura alla Galleria d’Arte La Fenice di Sanremo, nella mostra «Tra testi antichi e arte concettuale», inaugurata il 7 febbraio.

Le opere esposte appartengono alla ricerca pittorica già sviluppata nel 2014: il mare, le coste e le imbarcazioni diventano occasioni per indagare la luce, il colore e la materia. La mostra del 2015 non segna quindi la nascita di una produzione distinta, ma documenta la prosecuzione e la presentazione pubblica di quel percorso.

La locandina originale della mostra testimonia questa tappa espositiva presso La Fenice, in via P. Z. A. Muccioli 5, a Sanremo.

2015 — Torre delle Arti, Bellagio

Nel 2015 la ricerca pittorica sul mare viene presentata anche alla Torre delle Arti di Bellagio. Una fotografia dell’allestimento documenta l’esposizione di un’opera marina di grande formato, articolata in più pannelli: il paesaggio si estende nello spazio attraverso una composizione di luce, coste e superfici d’acqua.

Questa testimonianza si affianca alla mostra di Sanremo e conferma la continuità della ricerca sul mare. Il titolo e le date precise dell’esposizione di Bellagio non sono al momento documentati.

2016 — Attraverso il mare, Milano

Dal 23 marzo al 23 aprile 2016, Sergio Brambillasca presenta la mostra «Attraverso il mare» presso lo spazio espositivo Le Trottoir à la Darsena, in Piazza XXIV Maggio 1 a Milano. L’inaugurazione si tiene il 23 marzo alle ore 19.30; la locandina indica Michelle Vasseur come curatrice.

L’esposizione prosegue il percorso pittorico dedicato al mare, già documentato nelle mostre del 2014 e del 2015. Nello stesso anno, con Siediti e osserva, emerge anche la ricerca sui profili umani e sul perimetro come spazio della rappresentazione: due momenti di un percorso artistico in evoluzione, non due storie separate.

SIEDITI E OSSERVA

SERGIO BRAMBILLASCA -2016

Siediti e osserva rappresenta un momento fondamentale nello sviluppo del linguaggio artistico di Sergio Brambillasca.

Un perimetro delimita lo spazio dell’opera. Al suo interno, un profilo umano centrale, definito da una massa nera, dialoga con altre presenze suggerite attraverso il segno.

Il rettangolo non è soltanto una cornice compositiva: diventa un teatro simbolico nel quale si incontrano presenza, assenza e osservazione.

Il titolo introduce un elemento essenziale: lo spettatore.

Siediti e osserva non è soltanto un invito a guardare. È una richiesta di partecipazione attraverso lo sguardo, un invito a interrogarsi su ciò che appare e su ciò che rimane nascosto.

L’opera testimonia una ricerca nella quale il segno non costituisce un semplice esercizio grafico, ma diventa linguaggio.

Il perimetro definisce lo spazio. I profili introducono la presenza umana. Lo spettatore completa l’incontro.

Questi elementi costituiscono una struttura che continuerà a svilupparsi nella ricerca successiva dell’artista, attraverso pittura, scultura e progetti partecipativi.

L’opera non si limita a essere osservata: chiede all’osservatore di riconoscere la propria presenza davanti a essa.

2017 — AS ART: copertina e articolo

Nel numero 0 di AS ART — Visual Art Magazine of Contemporary International, pubblicato nel novembre–dicembre 2017, Sergio Brambillasca è protagonista della copertina e di un articolo dedicato al suo lavoro artistico.

L’immagine di copertina unisce il volto dell’artista a una superficie marina e a un profilo umano tracciato in rosso. La pubblicazione documenta la presenza pubblica di questo segno nel 2017 e rende visibile il rapporto tra la ricerca pittorica sul mare e il linguaggio dei profili sviluppato dall’autore.

Laurel

Sergio Brambillasca – 2017

In Laurel, la pittura diventa teatro.

Una figura femminile occupa il centro della composizione, mentre il divano, il sipario, la cornice e la presenza animale costruiscono uno spazio scenico nel quale realtà e rappresentazione si incontrano.

La donna non è semplicemente ritratta: è il fulcro attorno al quale si organizza l’intera opera.

La cornice visibile alle sue spalle introduce un secondo spazio all’interno della composizione. Il sipario rosso richiama il linguaggio teatrale, suggerendo una scena che si apre davanti all’osservatore.

La disposizione degli elementi non è casuale. La centralità della figura e il rapporto fra gli spazi rimandano a una ricerca ricorrente nell’opera di Brambillasca: il perimetro come luogo della rappresentazione.

Rispetto all’essenzialità di Siediti e osserva, Laurel adotta un linguaggio pittorico differente, ma conserva un principio fondamentale: l’opera è uno spazio costruito nel quale ogni presenza contribuisce al significato complessivo.

La pittura non si limita a descrivere una scena. Ne determina le relazioni, le gerarchie e il punto verso il quale converge lo sguardo.

2018 — Mediterraneo: il segno e la parola

Nel 2018, con «Mediterraneo», Sergio Brambillasca incontra la parola poetica di Paolo Levi. Il progetto, presentato a Cremona, riunisce 21 composizioni nelle quali disegno e poesia affrontano la tragedia delle vite perdute nel Mediterraneo.

Il profilo umano e l’essenzialità del segno diventano strumenti per restituire presenza e identità a persone che il racconto pubblico rischia di ridurre a numeri. Il rapporto tra immagine e parola amplia la ricerca dell’artista: non una semplice illustrazione del testo, ma due linguaggi che si incontrano intorno alla memoria e alla responsabilità dello sguardo.

Paolo Levi — testimonianza originale del 2018

Il filmato originale documenta l’incontro tra Sergio Brambillasca e Paolo Levi intorno a Mediterraneo. La registrazione costituisce una testimonianza diretta del dialogo artistico tra disegno e poesia. Le parole di Levi sono conservate nella fonte audiovisiva, senza attribuirgli citazioni non verificate.

La documentazione della mostra e le testimonianze video sono raccolte nella sezione EVENTI.

Same in Fate

Sergio Brambillasca – 2018

In Same in Fate, Sergio Brambillasca affronta il rapporto tra identità umana, memoria storica e destino collettivo.

La composizione si sviluppa attraverso il suo linguaggio dei profili, nel quale la figura umana non è soltanto una rappresentazione individuale, ma diventa espressione di una condizione condivisa.

Il perimetro definisce lo spazio dell’opera, mentre i segni e le presenze al suo interno costruiscono una relazione tra passato e presente.

La memoria della persecuzione e della violenza attraversa la composizione, interrogando l’osservatore sulla fragilità dell’esistenza e sulla responsabilità di non dimenticare.

L’essenzialità del segno non riduce la complessità del contenuto. Al contrario, concentra l’attenzione sulle relazioni tra le figure e sul significato della loro presenza.

In Same in Fate, il linguaggio visivo di Brambillasca diventa uno strumento per interrogare la storia e il rapporto dell’uomo con la memoria.

Il passato non è soltanto ciò che è accaduto. È ciò che continua a interrogarci nel presente.

Numeri semplici

Sergio Brambillasca – 2018

In Numeri semplici, Sergio Brambillasca affronta il rapporto tra identità individuale e condizione collettiva attraverso una composizione dominata dal mare e dalla presenza umana.

Un’imbarcazione attraversa lo spazio pittorico, portando con sé figure che, nella loro essenzialità, evocano esistenze, storie e destini differenti.

Il mare non è soltanto un elemento paesaggistico. Diventa uno spazio di separazione e di attraversamento, un luogo nel quale la fragilità umana si confronta con l’incertezza.

I profili e le sagome appartengono al linguaggio ricorrente dell’artista. Il segno essenziale non cancella l’identità delle persone rappresentate, ma pone una domanda sul modo in cui vengono osservate e considerate.

Il titolo, Numeri semplici, introduce una contraddizione: ciò che può essere ridotto a una cifra conserva, nella realtà, una complessità umana irriducibile.

La composizione invita così a riflettere sulla distanza tra il numero, attraverso il quale spesso si raccontano le tragedie collettive, e la singola esistenza che quel numero rappresenta.

Il rapporto tra figure, spazio e osservatore trasforma il soggetto in una domanda rivolta a chi guarda.

Dietro ogni numero esiste una persona. Dietro ogni persona, una storia che non può essere ridotta a un numero.

MARILYN

Sergio Brambillasca – 2021

L’OPERA CHE DIVENTA TEMPO

Dal progetto alla mostra (2019–2021). I primi contatti con Berev per la mostra dedicata a Marilyn risalgono alla fine del 2019 e all’inizio del 2020. Nonostante l’interruzione delle attività espositive dovuta alla pandemia, il progetto attraversa oltre un anno di preparazione e giunge alla sua realizzazione nel 2021.

Marilyn nasce dal desiderio di rappresentare un’icona universale attraverso un linguaggio non convenzionale, mantenendone però intatta la riconoscibilità.

Il volto viene scomposto e ricostruito attraverso forme, linee e campiture cromatiche: non una riproduzione dell’immagine conosciuta, ma una nuova interpretazione.

Successivamente l’opera viene scelta da un’azienda di orologi per essere trasformata nel quadrante di un orologio.

È in quel momento che l’immagine compie un ulteriore passaggio: da opera che rappresenta un’icona a opera che entra nel tempo.

DALLA TELA ALLO SPAZIO

L’immagine non rimane confinata alla superficie della tela.
Durante la mostra, Marilyn viene proiettata sulla facciata dell’edificio, assumendo una dimensione pubblica e monumentale.

DALL’OPERA ALL’OGGETTO

La stessa immagine prosegue il suo percorso.
Scelta per il quadrante di un orologio, Marilyn entra in un nuovo spazio: non più soltanto tela e immagine, ma un’opera che accompagna lo scorrere del tempo.

I MOSTRI

Sergio Brambillasca – 2022

In questa composizione, Sergio Brambillasca affronta la violenza contro le donne attraverso un’immagine nella quale lo spazio domestico perde ogni rassicurante familiarità.

La vasca da bagno, oggetto appartenente alla quotidianità e alla dimensione più privata dell’esistenza, diventa il centro di una rappresentazione inquietante.

La presenza del sangue introduce una frattura: ciò che dovrebbe evocare intimità e protezione si trasforma in testimonianza della violenza.

L’opera non cerca di ricostruire un episodio particolare. Concentra invece l’attenzione sulle tracce, sulle conseguenze e sull’assenza.

È proprio questa assenza a coinvolgere l’osservatore. La figura della vittima non ha bisogno di essere rappresentata esplicitamente perché la sua presenza venga avvertita.

Il contrasto tra l’ordinarietà dell’ambiente e la drammaticità di ciò che vi appare costruisce una tensione visiva che precede qualsiasi spiegazione.

L’immagine diventa così uno spazio di confronto tra ciò che vediamo e ciò che siamo chiamati a riconoscere.

La violenza non viene raccontata attraverso il suo gesto, ma attraverso ciò che lascia dietro di sé.