La realtà entra nell’opera.
L’arte la restituisce come domanda.
Esiste uno spazio interiore nel quale il tempo si sospende.
È lì che la ricerca prende forma.
È lì che inizia il mio lavoro.
Questo sito racconta quella ricerca.
Cita
“La memoria è la scuola di un futuro non scritto.”
— Sergio Brambillasca

IL LINGUAGGIO DI SERGIO BRAMBILLASCA
Sergio Brambillasca è un artista contemporaneo italiano che ha sviluppato un linguaggio artistico fondato sul profilo umano, sul perimetro come teatro invisibile e sulle stanze interiori. La memoria e la partecipazione delle persone entrano nella costruzione dell’opera.
La mia ricerca nasce da una struttura che nel tempo è diventata il mio linguaggio.
Il perimetro definisce lo spazio dell’opera.
È il luogo nel quale qualcosa accade: il mio teatro invisibile.
Dentro questo perimetro prendono forma le mie stanze interiori.
Il profilo diventa presenza, il segno diventa spazio, la memoria entra nella rappresentazione.
Questi elementi non esistono più come unità separate.
Come 1, 2, 3 e 4 che cessano di essere quattro numeri distinti e diventano 1234, si legano in un’unica struttura.
La struttura può oltrepassare il perimetro dell’opera.
Ciò che incontro può entrarvi, modificarla e diventare parte della sua costruzione.
L’opera può costruirsi allora come una rappresentazione: esiste uno spazio, qualcosa accade al suo interno, qualcuno la incontra e infine lascia una traccia del proprio passaggio.
La firma diventa l’atto finale.
Non è una testimonianza aggiunta all’opera: è il momento in cui la partecipazione entra nella sua struttura e la rappresentazione si compie.
LE STANZE INTERIORI

Le stanze interiori sono luoghi che non esistono nello spazio, ma dentro di noi.
Sono spazi costruiti dalla memoria, dalle assenze, dalle attese e da ciò che abbiamo vissuto.
Le figure che li abitano non raccontano una storia compiuta.
Restano sospese, come se qualcosa fosse appena accaduto o dovesse ancora accadere.
Non rappresento una stanza.
Cerco lo spazio invisibile che una persona porta dentro di sé.
ASCOLTARE, APPRENDERE E CREARE
Il mio lavoro non nasce soltanto da ciò che vedo.
Nasce da ciò che incontro.
Ascolto le persone, le loro storie, i luoghi che abitano e ciò che portano con sé.
Non cerco conferme a un’idea già definita.
Ogni incontro può insegnarmi qualcosa e cambiare ciò che sto creando.
A volte un incontro non entra soltanto nell’opera: può determinarne la direzione.

MEDITERRANEO
IL DIALOGO
L’incontro può cambiare la direzione dell’opera.
In Mediterraneo, il mio segno incontra la parola di Paolo Levi.
Disegno e poesia entrano nello stesso spazio e costruiscono un dialogo nel quale nessuno dei due linguaggi è semplice commento dell’altro.
L’opera continua così oltre il gesto con cui l’ho iniziata: nell’incontro, nella parola e nello sguardo di chi la attraversa.

Sergio Brambillasca — Numeri semplici
Testo poetico di Paolo Levi
LA MEMORIA

Palazzo di Giustizia di Milano — Aula 2
L’opera di Sergio Brambillasca ha trasformato l’Aula 2 nell’“Aula della Memoria”.
La memoria non è per me un luogo in cui tornare.
È materia del presente.
Ciò che è accaduto continua ad agire su ciò che siamo,
sulle nostre scelte e sul modo in cui guardiamo gli altri.
Per questo nelle mie opere il passato non viene celebrato.
Entra nel presente e ritorna come domanda.
LA RESPONSABILITÀ

Il mio lavoro non cerca di dare risposte.
Cerca di porre domande che non possiamo evitare.
Ci sono storie davanti alle quali scelgo di non restare fuori.
Entro nella loro realtà, la attraverso e la porto dentro il processo dell’opera.
Per me creare significa anche questo:
non voltare lo sguardo.
L’ARTISTA
